Il contributo di Leonardo alla ricerca italiana nel mondo

27 aprile 2021

La ricerca e le tecnologie abilitanti, in particolare quelle digitali, come Cloud computing e intelligenza artificiale sono le chiavi di volta per lo sviluppo di un paese moderno. La crisi legata alla Pandemia deve essere sfruttata, e così è stato, per dare un impulso decisivo al settore e in questo il rapporto pubblico privato gioca un ruolo fondamentale. Se ne è parlato alla Giornata della ricerca italiana nel mondo organizzata nell’ambito del Festival delle Scienze, che si è svolta il 15 aprile scorso. Un settore che vede Leonardo impegnata in prima fila in termini di investimenti e risorse umane. Sul tema è intervenuto Pierpaolo Gambini, Responsabile Innovazione e IP di Leonardo.

“La missione di Leonardo – ha raccontato il manager - è di guardare all’innovazione e di dare impulso alle tecnologie emergenti. Investiamo oltre il 10% dei nostri ricavi in ricerca e sviluppo, circa 1,6 mld, 100 mln in più rispetto allo scorso anno, che come sappiamo è stato un anno difficile ma che comunque non ci ha visto rallentare nella nostra missione. Siamo un’azienda che sta sul mercato e investe su prodotti, soluzioni e servizi che possono rispondere alle potenziali esigenze dei clienti. Però ci siamo resi conto che questo non basta per garantire una leadership tecnologica nei prossimi anni, quindi abbiamo deciso di aumentare significativamente la quota parte di investimenti in ricerca e tecnologie. Abbiamo individuato in maniera trasversale tra le varie aree di business una serie di tecnologie che sono indispensabili per poter giocare un ruolo di primo piano nell’Aerospazio e Difesa su filoni che, per loro natura, sono ad alto rischio ma, in caso di successo anche ad alto ritorno. Filoni quali le energie quantistiche, l’elettrificazione, il mondo dell’advanced simulation, il digital twin, l’high performance computing, le tecnologie digitali, i materiali innovativi, su cui il gruppo punta decisamente per avere tecnologie pronte ad essere immesse nei nostri prodotti entro il 2030”. Questo progetto, ha detto Gambini, è stato declinato nella creazione dei Leonardo Labs:

“Lo scorso anno – ha spiegato - abbiamo realizzato una serie di laboratori di ricerca in Italia e all’estero (California)e abbiamo cercato in giro per il mondo eccellenze che vengono dal settore della ricerca con almeno un PhD. La call ha ricevuto più di 900 candidature. Stiamo selezionando oltre 70 ricercatori, che avranno accanto alcune delle nostre migliori risorse tecniche per fornire un indirizzo tecnologico funzionale a quello del nostro business. I Leonardo Labs sono una rete aperta alle energie vitali della comunità scientifica e alle collaborazioni con il mondo esterno attraverso quelli che noi chiamiamo Joint Labs. Ne abbiamo recentemente lanciato uno con Solvay sui materiali e tre con l’Istituto Italiano di Tecnologia su robotica, supercalcolo e intelligenza artificiale”.

In questo quadro la collaborazione tra Stato e imprese è un tassello imprescindibile. “Sicuramente – ha detto Gambini - il rapporto tra pubblico e privato è estremamente significativo ad esempio nella Cyber security, dove noi abbiamo una divisione ad hoc. Lavoriamo moltissimo con tutti gli enti pubblici che si occupano di questo dominio, li stiamo supportando, facciamo grossi investimenti mettendo a disposizione tutte le nostre risorse. Pubblico e privato devono trovare nuove forme di collaborazione che valorizzino i punti di forza reciproci: in questo periodo abbiamo realizzato varie iniziative, che hanno avuto l’obiettivo di aumentare le sinergie tra la ricerca privata e quella pubblica”.

Gambini ha poi messo l’accento sull’importanza della collaborazione con il mondo scientifico-accademico: “E’uno degli aspetti su cui puntiamo tantissimo, spingendo il più possibile le nostre università ad aumentare la loro capacità di formare ragazze e ragazzi in linea con le esigenze del mercato che, come industria, vediamo per il prossimo futuro. Accanto alla competenza specialistica serve rafforzare anche quella sistemistica. Per mettere a fattor comune e sistematizzare le idee che sono presenti all’interno degli atenei, abbiamo avviato recentemente, con la nostra divisione Velivoli, un progetto di Technology network, al quale prendono parte università, centri di ricerca, PMI innovative e, in alcuni casi, anche grandi aziende. Con loro abbiamo avviato, in maniera collegiale, un confronto organico e continuativo su idee e tecnologie del futuro. Il processo prevede la selezione di un panel di università, altamente specializzate sui temi di interesse, con le quali intraprendere insieme un percorso che, passando dalla generazione di un paniere di idee e la loro selezione, ne dimostri il valore e la fattibilità tecnica attraverso fasi di proof of concept, sviluppo e testing. Il percorso, ad oggi, ha coinvolto circa 20 facoltà, due centri di ricerca, più di 40 dipartimenti e circa 100 professori e ricercatori, con i quali stiamo lavorando per definire circa 10 collaborazioni concrete di sviluppo tecnologico”.

 

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