World Environment Day, per Leonardo al centro c'è la Terra

Il racconto della tecnologia al servizio del Pianeta

05 giugno 2020

Ghiacciaio Petermann in Groenlandia. Immagine radar COSMO-SkyMed


È il tempo di agire, di prendersi cura di questo mondo, del nostro mondo. Di riconnettersi con la Terra. Esigenza che è emersa in maniera forte proprio vivendo l’emergenza della pandemia del Coronavirus, provando a respirare all’unisono con il Pianeta che ci ospita. L’unica, per ora, nostra casa. Parole d’ordine: rispetto, impegno, spirito unitario. Così il World Environment Day 2020, che si celebra oggi, e l’attenzione all'ambiente e alla Terra di Leonardo supportano una causa comune, quella di proteggere la Natura per una concreta sostenibilità.

La Terra, guardata dall’alto con le tecnologie di Leonardo, si mostra sempre più fragile. Così come fragili sono i suoi ecosistemi, oggi sotto attenta osservazione. I dati raccolti diventano così anche un mezzo indispensabile per mettere in equilibrio il rapporto tra un ingombrante inquilino, tutti noi, e il nostro Pianeta, lo stesso che dobbiamo salvaguardare per le future generazioni. La giornata dell’Ambiente diventa allora non solo una ricorrenza ma un momento per riconsiderare e riconsiderarsi, come specie tecnologica, in grado di cambiare le cose e di prendersi finalmente cura del Pianeta. 

Negli ultimi cento anni la popolazione umana è aumentata di quattro volte, superando i sette miliardi e l’economia planetaria ha visto una crescita eccezionale con il Pil globale aumentato di venti volte. Un’espansione che ha rivoluzionato il rapporto tra l’uomo e la Natura rispetto ai millenni precedenti, con conseguenze radicali sull’ecosistema. Il progresso tecnico determina modificazioni complesse che possono alterare in maniera scarsamente prevedibile l’equilibrio dell’ecosistema.

Negli ultimi decenni si è più volte cercato di stabilire i «limiti dello sviluppo» e di stimare i valori-soglia per ciascun processo del sistema Terra, come il cambiamento climatico e l’integrità della biosfera. Processi e fenomeni che possono essere analizzati attraverso indicatori passibili di incertezze e non sempre facili da monitorare. E qui è il cuore del ruolo di Leonardo, con la tecnologia chiamata a conoscere, misurare, reagire. E reinventare.

Le immagini dei satelliti in orbita intorno alla Terra forniscono un’ampia varietà di dati utili per l’osservazione e la protezione ambientale – tra cui informazioni sulla temperatura superficiale del suolo e del mare, sull’acidificazione e la qualità delle acque, sull’umidità del terreno, sulla salute delle piante e sull’inquinamento atmosferico. Dati, come detto, che possono essere utilizzati in numerosi ambiti. Pensiamo al buco dell'ozono, con GOME-2 (Global Ozone Monitoring Experiment-2), a bordo dei satelliti MetOp, spettrometro a immagini che raccoglie dati per misurare la concentrazione di ozono e altri gas presenti nell’atmosfera che proteggono la Terra dagli effetti nocivi dei raggi ultravioletti. O a ciò che avviene in terra e negli oceani, dove il radiometro SLSTR (Sea and Land Surface Temperature Radiometer), a bordo del satellite Sentinel-3 (parte del programma europeo Copernicus), consente di misurare la temperatura attraverso sensori ottici e termici, fornendo un prezioso supporto alla meteorologia e alla climatologia. Poi c'è Floris, lo spettrometro ad alta risoluzione per mappare lo stato di salute della vegetazione, che rileva da circa 800 chilometri l’intensità della fluorescenza della fotosintesi clorofilliana. E parlando di venti ecco Aeolus, che grazie al laser ultravioletto ALADIN (Atmospheric LAser Doppler INstrument), è il primo satellite in grado di misurare velocità e direzione dei venti su scala planetaria.

E il global warming? Con i sistemi satellitari di osservazione della Terra si possono individuare, all’interno delle città, le zone o i quartieri dove si generano le isole di calore. L’analisi delle immagini acquisite consente un monitoraggio giornaliero della temperatura di tutto il territorio urbano, grazie al quale è possibile identificare in quali zone dell’area urbana gli effetti dell’onda di calore potrebbero essere maggiormente evidenti.

Infinite poi le applicazioni di PRISMA, il nuovo satellite per l’osservazione terrestre. Lanciato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) il 22 marzo 2019 PRISMA è in grado di monitorare il delicato ecosistema terrestre, tra cui le condizioni dell’acqua e del suolo, ma anche lo stato dell’atmosfera e le sostanze chimiche presenti, informazioni preziose anche in caso di disastri naturali. Da oltre 600 chilometri di distanza, in pochi secondi PRISMA effettua analisi chimico-fisiche delle aree sotto osservazione attraverso l’individuazione delle bande spettrali di ogni elemento fisico e restituisce informazioni estremamente precise.

La protezione dell’ambiente si fa anche attraverso la collaborazione con l’intero ecosistema dell’innovazione. Accade allora che Telespazio, e-GEOS e GAF abbiano sottoscritto con il Politecnico di Milano, l'Università “La Sapienza” di Roma, il SEELab della SDA Bocconi e altre imprese e start-up, il manifesto costitutivo di GEOHub, un network di open innovation rivolto allo sviluppo di soluzioni di geo-informazione per la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile.

È il segnale tangibile di come la mission di Leonardo punti a cogliere le opportunità offerte dalla contaminazione tecnologica e dall’incontro tra il mondo dei servizi satellitari di geo-informazione e i big data, le applicazioni di intelligenza artificiale, i servizi su cloud, la blockchain e il machine learning. Con l’obiettivo di fornire servizi innovativi che trasformino i big data spaziali in applicazioni mirate, tempestive e di facile utilizzo in settori come la gestione delle emergenze, l’agricoltura di precisione, il monitoraggio dell’ambiente e delle infrastrutture, la business intelligence.

A tutto questo si aggiungono i servizi forniti da Leonardo attraverso e-GEOS per il controllo degli sversamenti di petrolio in mare e localizzazione delle navi (SEonSE), misurazioni interferometriche per controllare le frane, cartografia tematica per l’agricoltura, la silvicoltura e l’agricoltura di precisione (AgriGeo), servizi per le aree urbane (UrbanGEO) e monitoraggio della foresta amazzonica e della zona artica.

E a proposito di artico, ecco ARCSAR (Arctic Security and Emergency Preparedness Network), il progetto europeo all’interno di Horizon 2020, nato per favorire il confronto su sicurezza, risposta alle emergenze, sviluppo tecnologico, prospettive economiche, geopolitiche e ambientali nella regione artica. Leonardo, unica realtà industriale partner del progetto insieme a enti di ricerca e istituzioni di 13 Paesi, metterà a disposizione, oltre ai sistemi satellitari già attivi sulla regione, numerose tecnologie: sistemi per il pattugliamento marittimo e per la navigazione e tecnologie integrate per proteggere il territorio dai cambiamenti climatici in atto.

Racconto finito? No, siamo solo all'inizio. Ma è un inizio che già inorgoglisce tutta Leonardo.  Soprattutto in giornate come queste. Per ricordarci che, anche per le aziende, non è la vita dell’azienda quella da mettere al centro ma quella della Terra. Senza la quale non ci può essere nulla.

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