Due domande a Josef Aschbacher, Direttore dei programmi di Osservazione della Terra dell’ESA

27 novembre 2020

Il Direttore dei programmi di Osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea Josef Aschbacher ha risposto a due domande durante la sua visita di oggi allo stabilimento di Leonardo a Campi Bisenzio (Firenze). La visita è stata un’occasione per vedere da vicino il lavoro dell’azienda su una serie di strumenti elettro-ottici ad alta tecnologia come SLSTR, 3MI, e LI destinati a future missioni di osservazione del nostro pianeta.

Il Direttore Aschbacher è stato accolto da Luigi Pasquali, Coordinatore delle attività spazio di Leonardo, Marco De Fazio, Deputy Managing Director Electronics Division, Electronics ITA Business Unit di Leonardo e in presenza del Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Giorgio Saccoccia.

Il 27 novembre si celebra inoltre “La notte europea dei ricercatori”, ricerca che – come ha ricordato anche il direttore - ricopre un ruolo importante per lo sviluppo di strumenti altamente scientifici e innovativi per lo spazio. 

 

Quali sono le nuove sfide tecnologiche nel settore dell’osservazione della Terra? 

Ad oggi abbiamo istituito un sistema con cui forniamo quotidianamente dati satellitari a una vasta gamma di utenti in tutto il mondo. Questo è stato possibile solo perché abbiamo padroneggiato - insieme a Leonardo - alcune delle sfide chiave del passato, come si è potuto vedere ad esempio con Aeolus. Questo è stato probabilmente uno degli strumenti più complessi che abbiamo mai costruito insieme e ci sono voluti anni per risolvere tutti i problemi legati alla tecnologia da sviluppare. Ma ce l’abbiamo fatta, e oggi disponiamo di una fantastica missione di misurazione dei campi eolici su scala globale.

Per il futuro, vedo diverse nuove sfide da affrontare - la maggior parte dei nostri prossimi satelliti Earth Explorer non sarà facile da realizzare. Pensiamo per esempio al FLEX (Fluorescence Explorer), di cui Leonardo guida lo sviluppo dello strumento. 
Misureremo un debole bagliore di fluorescenza delle piante a partire da 800 km di altezza, che ci permetterà di ottenere un quadro migliore della salute della vegetazione, ma contribuirà anche a comprendere la quantità totale di carbonio assorbita dalle piante attraverso la fotosintesi. Si tratta di un parametro chiave per capire il ciclo del carbonio. La misurazione di questo debole bagliore, di gran lunga inferiore a un segnale di luce solare riflessa, è principalmente una sfida tecnica. Richiede spettrometri ottici con prestazioni spettrali e di luce diffusa mai raggiunte prima. 


Ma FLEX non sarà l’unica sfida. Ogni singola missione o strumento satellitare è impegnativo per il nostro team e insieme stiamo cercando di sviluppare una serie di nuove missioni e spingere in avanti i confini della tecnologia. 

Tutte queste missioni utilizzeranno sensori molto complessi di nuova generazione che guardano all’infrarosso termico, alla radiazione a microonde o alla tecnologia radar. Questo non solo ci offrirà una migliore comprensione della Terra, ma spronerà anche lo sviluppo tecnologico.

Non vedo l’ora di affrontare questi impegnativi obiettivi tecnologici insieme all’industria.

 

A suo avviso, quanto è importante la sinergia tra la ricerca e l’industria per lo sviluppo delle competenze del futuro?

Sono due gli aspetti in cui esiste un forte legame tra scienza e industria.

Da un lato, abbiamo bisogno che gli scienziati identifichino le nostre mancanze di conoscenza per capire cosa sta succedendo sulla Terra, in modo da poter costruire satelliti che rispondano a tali pressanti domande. Questo è il motore dello sviluppo dell'industria.

Ma c’è anche bisogno di obiettivi scientifici e tecnologici, che ci diano ad esempio nuovi principi di misurazione o nuovi modi di elaborare i dati per estrarre le informazioni rilevanti. 

Quindi penso che il legame tra scienza e industria debba essere molto forte - per portare avanti queste tecnologie, ma anche per rendere possibile lo sviluppo di quelle nuove. E abbiamo bisogno dell’industria quando sviluppiamo nuovi servizi e per creare un forte legame con gli utenti e l’uso dei nostri dati satellitari. 

Guardando ad esempio a Copernicus, il successo ottenuto fino ad oggi con questo programma si basa sugli sviluppi scientifici avvenuti in passato nella tecnologia spaziale e in collaborazione con l’industria. Solo perché abbiamo avuto missioni satellitari pre-cursore negli ultimi 20 anni, siamo in grado di fare quello che facciamo oggi. Si tratta di sviluppo, scienza e tecnologia e solo grazie a questo siamo stati in grado di stabilire un programma che ci dà un quadro migliore di ciò che sta accadendo sul nostro pianeta. E continueremo a farlo crescere solo se sfrutteremo appieno le possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnologia. Guardando alle prossime missioni satellitari europee come gli Earth Explorers, le Sentinelle di Copernicus o le future missioni di Meteorologia – si presentano davanti a noi innumerevoli sfide che richiederanno molta conoscenza e competenza, ma anche una buona cooperazione tra tutte le entità coinvolte nell’industria, nella scienza e nell'ESA.

 

Nella foto (da sinistra verso destra): Giorgio Saccoccia, Massimo Piva (Head of Optronics & Space Equipment LoB - Leonardo), Josef Aschbacher, Marco de Fazio

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