Spazio e ambiente, due mondi solo apparentemente distanti

23 settembre 2020

Potrebbe non sembrare immediato ad un primo sguardo, ma nonostante appaiano così distanti, lo spazio e la tutela dell’ambiente sono due mondi molto più vicini di quanto si è soliti pensare.

È grazie ai dati dei satelliti di osservazione che orbitano intorno alla Terra, ad esempio, che possiamo misurare ed esaminare lo stato di salute del nostro pianeta, scrutandone i deserti, i movimenti dei ghiacciai o l’estensione delle foreste, e avere una fotografia chiara di tutto quanto accade sulla superficie. Ma i satelliti hanno un ruolo chiave anche

E non solo, perché analisi della mole di dati raccolti in orbita è fondamentale anche per le attività di prevenzione e per la previsione delle tendenze future. Basti pensare al ruolo che i satelliti hanno nella gestione del territorio – e di risorse preziose e limitate come il suolo e l’acqua – in settori chiave come l’agricoltura o l’urbanistica.

Il legame tra spazio e ambiente non si ferma alla sola osservazione della Terra. Anche i satelliti per le comunicazioni o di posizionamento e navigazione giocano una parte considerevole – anche se a prima vista meno evidente – nella tutela dell’ambiente e nella gestione delle emergenze legate ai cambiamenti climatici.

I primi, ad esempio, consentono di accedere ad internet o ai servizi telefonici in ogni zona del mondo e sono particolarmente utili nel caso di emergenze, mentre i secondi sono diventati fondamentali nella tutela degli ecosistemi: è grazie ai satelliti di posizionamento che gli scienziati monitorano gli spostamenti della fauna selvatica e ne apprendono i comportamenti e l’impatto dell’uomo sulle loro vite.

Senza dimenticare infine i satelliti meteorologici, costanti guardiani dei nostri cieli e strumenti essenziali per le previsioni delle condizioni meteo-atmosferiche.

Lo stretto legame tra spazio e ambiente è stato più volte ribadito anche dalle Nazioni Unite, che hanno sottolineato come le infrastrutture e le tecnologie spaziali siano un fattore abilitante, tramite nuovi servizi e applicazioni, per il raggiungimento di ciascuno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG) dell’Agenda 2030.


Spazio e climate change, il ruolo di Telespazio
 

Solo qualche mese fa, i ricercatori del Joint research Center (JRC) europeo hanno pubblicato uno che ipotizza come “entro la fine del secolo circa la metà delle spiagge nel mondo subirà un'erosione oltre i cento metri” e che alcune di esse “scompariranno completamente”. L’Australia, ipotizza lo studio, sarà una delle zone più colpite con quasi metà delle coste erose.

Ma se i satelliti hanno lanciato l’allarme, sempre i satelliti possono aiutare a comprendere il problema e a limitare i danni.

Nei giorni scorsi, infatti, Telespazio, tramite la sua filiale in Gran Bretagna, ha siglato un contratto con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per lo sviluppo di una soluzione in grado di studiare, tramite i dati forniti dai satelliti, l’erosione della Gold Coast australiana, una delle spiagge più famose del mondo, frequentate in ogni periodo dell’anno da turisti e surfisti.

Il progetto di Telespazio UK, in collaborazione con il Griffith Centre for Coastal Management, aiuterà le amministrazioni locali nel trovare le migliori soluzioni per mitigare l’impatto dell’erosione e mantenere il più possibile intatta la bellezza della spiaggia. Una volta completato e presentato nel corso della prossima Conferenza Mondiale sul Clima (COP26, a Glasgow), il progetto sarà poi utilizzato anche in altre zone del pianeta.

In questo caso, dunque, i dati satellitari sono in grado di abilitare una nuova soluzione tecnologica e scongiurare l’erosione delle coste e le sue ripercussioni ambientali, ma anche economiche, verso un’intera comunità.

Anche in “Life METRO Adapt”, progetto promosso dalla Città Metropolitana di Milano, i dati satellitari hanno un ruolo chiave a favore della sostenibilità ambientale.

Il progetto, a cui ha partecipato e-GEOS – società di Telespazio (80%) ed ASI (20%) - ha infatti integrato i dati satellitari con i “tradizionali” numeri del censimento per individuare e combattere un fenomeno reso sempre più frequente dal cambiamento climatico: le “isole di calore urbano”, le zone delle città dove nei mesi estivi si concentrano le anomalie termiche.

Grazie ai dati di E-GEOS, è stato possibile creare delle mappe di rischio in grado di aiutare le autorità cittadine ad avere gli strumenti per attuare eventuali azioni correttive, sia in ambito di protezione civile che urbanistico.

 

COSMO-SkyMED, il guardiano (anche) dei ghiacci
 

Settembre 2010, nord-ovest della Groenlandia. Il riscaldamento globale innesca il distacco di oltre 250 chilometri quadrati di ghiaccio dal corpo principale del Ghiacciaio Petermann.

Quattrocento chilometri più in alto, i passaggi costanti e frequenti dei tre satelliti italiani COSMO-SkyMED (diventeranno quattro solo qualche mese più tardi) dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e del Ministero della Difesa scrutano per mesi la rotta e l’evoluzione dell’iceberg fino al suo frantumarsi, offrendo importanti informazioni scientifiche a tutta la comunità internazionale oltre che commerciali per le navi in transito.

Quanto osservato da COSMO-SkyMED sul Ghiacciaio Petermann è solo una delle numerose rilevazioni della costellazione italiana che nel tempo ha più volte dimostrato il suo ruolo fondamentale nell’individuare le conseguenze più evidenti del riscaldamento globale.

Telespazio, e-GEOS e l’intero gruppo Leonardo hanno un ruolo di primo piano in COSMO-SkyMED: il Centro Spaziale del Fucino di Telespazio, ad esempio, ospita il Centro di Controllo della costellazione, mentre e-GEOS acquisisce i dati dei satelliti per applicazioni civili e li commercializza in tutto il mondo. Thales Alenia Space, invece, è prime contractor di COSMO-SkyMed e COSMO Second Generation.

Il ruolo dell’intero gruppo Leonardo nella tutale dei ghiacci è confermato anche dalla partecipazione di e-GEOS ad ARCSAR (Arctic Security and Emergency Preparedness Network), l’iniziativa promossa dall’Unione Europea e guidata dalla Joint Rescue and Coordination Center Northern Norway che coinvolge 21 enti di ricerca e istituzioni di 13 Paesi.

Il progetto, iniziato nel 2019 e con una durata di 5 anni, ha l’obiettivo – anche attraverso la tecnologia e le informazioni di e-GEOS, unico partner industriale del progetto - di favorire il confronto su aspetti di sicurezza, risposta alle emergenze e sviluppo tecnologico e sostenibile dell’Artico.

 

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