L’aereo da addestramento a getto MB-339: una storia italiana di successo

07 maggio 2021

La storia dell’Aermacchi MB-339 è modellata dalla sua tripla anima: prima di tutto quella di aereo da addestramento a getto per la formazione di piloti militari, poi quella di aereo d’attacco leggero particolarmente efficace, alla luce delle esperienze operative e, infine, quello di “bandiera” nazionale in servizio con due pattuglie acrobatiche tra le più spettacolari al mondo: la PAN, Pattuglia Acrobatica Nazionale italiana, che quest’anno celebra il suo sessantesimo anniversario e gli Al Fursan degli Emirati Arabi Uniti.

Per Leonardo, l’aereo rappresenta un arco portante della sua storia industriale, poiché con il “339” la allora Aermacchi, ha consolidato una posizione importante sul mercato nazionale e internazionale degli addestratori.

Tutto è cominciato con lo straordinario successo dell’MB.326, macchina che volò per la prima volta nel dicembre 1957 e fu consegnata ai reparti operativi a partire dal 1961. L’MB.326 fu rivoluzionario perché metteva a disposizione delle scuole di volo militari un jet semplice, robusto e adatto all’intero iter addestrativo dei piloti destinati alle linee a getto: dalla fase elementare a quella avanzata.

Il velivolo fu apprezzato da diverse aeronautiche, tanto che complessivamente fu prodotto in oltre 800 esemplari. Quel successo trasformò la allora Aermacchi da piccola azienda in un leader del settore a livello mondiale e rappresentò una pagina di storia davvero esaltante per le capacità tecniche e industriali del nostro Paese. Oltre ad aver formato migliaia di piloti in tutto il mondo, generazioni di ingegneri specializzati in Italia, Brasile, Sud Africa e Australia dove l’aereo venne prodotto su licenza, si formarono e crebbero con l’MB.326, andando a costituire uno zoccolo duro di capacità di cui beneficiò successivamente tutto il comparto aeronautico.

Le altre grandi compagnie aeronautiche europee risposero al successo del jet italiano con prodotti come il britannico Hawk e il franco-tedesco Alpha Jet. Aermacchi, però, si mosse subito per mantenere la posizione che si era conquistata sul mercato. In Italia, infatti, il cliente di riferimento, l’Aeronautica Militare, all’inizio degli anni ‘70 cominciò a formulare un requisito operativo per il sostituto dell’MB.326.

All’epoca, la Aermacchi era in competizione con la FIAT, che proponeva come addestratore avanzato il suo G.91YT, variante biposto del G.91Y. La scelta finale cadde sull’MB339, ovvero una versione rivista e modificata dell’MB.326, con nuovo motore, muso, abitacolo, ali e piani di coda ridisegnati. Un progetto che aveva le carte in regola per affermarsi sul mercato.

Dal punto di vista industriale, l’aereo era facile da costruire e richiedeva processi costruttivi tradizionali. Si prestava dunque molto bene a un’eventuale produzione su licenza in quei mercati che avevano già fatto la fortuna dell’MB.326. Tra l’altro, si contava di ripetere con l’MB339 gli ottimi risultati dell’MB.326 come velivolo d’attacco leggero: il “339” ne riprendeva, per esempio, migliorandole, l’affidabilità e la capacità di carico. L’aereo era robusto, facile da manutenere e impiegare e offriva eccellenti doti di agilità in volo, aspetti apprezzati in seguito anche dalle citate Frecce Tricolori, la cui immagine oggi è un tutt’uno con quella del “339”.

La relazione tra la PAN e il velivolo iniziò, è vero, con qualche esitazione dovuta all’ala dritta, che rispetto all’ala a freccia del suo predecessore, il G.91, non perdona gli errori di figura, ma con il tempo proprio questo perfezionismo imposto dal velivolo è diventato un “marchio di fabbrica” e ha contribuito a rendere i piloti acrobatici dell’Aeronautica Militare così apprezzati in tutto il mondo.

Da un punto di vista operativo, l’MB-339 permetteva di disporre di un addestratore valido per l’intero ciclo di addestramento, dal basico all’avanzato, senza dover moltiplicare le linee di volo, che per di più sia nella versione biposto standard sia nella proposta versione monoposto (denominata MB.339K, un solo prototipo costruito, oggi conservato ed esposto presso lo stabilimento di Venegono della Divisione Velivoli di Leonardo) poteva essere impiegato come LCA (Light Combat Aircraft). L’MB-339 ha dato così prova della bontà del suo design e della sua formula in tutti i contesti in cui ha operato, in servizio con molte forze aeree in tutto il mondo: oltre all’Italia fu adottato da Argentina, Perù, Malesia, Nuova Zelanda, Nigeria, Emirati Arabi Uniti, Eritrea e Ghana.

Come addestratore, il “339” fu, inoltre, tra i finalisti del programma statunitense Joint Primary Aircraft Training System (JPATS, anche il dimostratore di questa versione è conservato a Venegono), poi vinto dal T-6 Texan II: era il 1990, e le specifiche americane erano orientate a velivoli per l’addestramento basico, quindi di ben più modeste prestazioni. Al contempo, però, l’esito senza successo di quella gara, fu la prima testimonianza dell’inevitabile e progressivo invecchiamento della formula adottata per il velivolo.

Per questa ragione, tra gli anni 90 e i primi anni 2000, con un programma di aggiornamento ad hoc, la Aermacchi sviluppò la versione CD, ancora in servizio con l’Aeronautica Militare e dotata di cockpit con schermi multifunzione e avionica più moderna. L’attuale M-345, che sta cominciando proprio in questi mesi a sostituire i “339” presso la scuola di volo di Galatina (Lecce) dell’Aeronautica Militare, è caratterizzato da costi operativi contenuti, prestazioni e inviluppi superiori rispetto ai turboelica della sua categoria e da un’avanzatissima strumentazione e un cockpit digitale. Il tutto nell’ambito di una famiglia di addestratori che include il “fratello maggiore” M-346 e un sistema completo di simulatori, infrastrutture a terra e un sillabo per rispondere a tutte le necessità di Forze Armate di ogni dimensione.


In volo con l’MB-339 e le Frecce Tricolori: l’esperienza del Comandante Stefano Centioni

“Il velivolo MB-339 è e rimane una pietra miliare nell’addestramento di qualsiasi pilota militare. Decantare le sue eccelse qualità di volo, la sua capacità di perdonare gli errori ai giovani aviatori, la piacevolezza con la quale ti fa avvicinare a quella che mi piace definire l’arte del pilotaggio, è assolutamente naturale;” ci spiega Stefano Centioni, da pochi mesi Pilota Istruttore in Leonardo su velivoli da addestramento e con una lunga esperienza in Aeronautica Militare: 3.800 ore di volo fra gli altri su AMX, quasi 7 anni di permanenza presso la Pattuglia Acrobatica Nazionale (1.800 ore su MB-339) e oltre 6 anni al 61° Stormo di Galatina (ben 1.100 ore su T-346A). “Il “Macchino” così affettuosamente chiamato da tutti i piloti che hanno avuto la fortuna e il privilegio di volarci rappresenta - prosegue Centioni - nelle linee finemente aggraziate disegnate dall’Ing. Bazzocchi e nella qualità della costruzione dei velivoli dell’allora Aermacchi, un insieme di semplicità ed efficienza messa al servizio degli allievi piloti. Tuttavia la bontà del progetto e le qualità di volo lo hanno reso negli anni un ottimo velivolo adatto anche al supporto tattico leggero aria-suolo e non ultimo perfettamente idoneo all’utilizzo come aeroplano della Pattuglia Acrobatica Nazionale.”

Riguardo la sua esperienza in Pattuglia, Centioni ci racconta che “dal 2008 al 2014 ho avuto la fortuna di far parte delle Frecce Tricolori e dal primo volo effettuato, complice anche il fascino e l’emozione di volare sul velivolo con la livrea azzurra e il tricolore sulla deriva, mi sono reso conto quanto la particolarità delle manovre effettuate fosse ancora più esaltata nella sua massima espressione dall’utilizzo del “Macchino”, dove tutte le caratteristiche venivano messe a nudo volo dopo volo. In più di 100 manifestazioni volate in tutto il mondo l’MB-339 PAN ha sempre permesso di esprimermi al meglio perdonando, da buon aereo addestratore, molte delle inesattezze che spesso si commettono.”

“Ricordo con emozione e un nostalgico sorriso, il primissimo volo di addestramento alla formazione svoltosi in quel di Rivolto - prosegue Centioni, ricordando un volo presso la base aerea sede della PAN - in preparazione della stagione acrobatica che mi avrebbe visto entro un anno essere uno dei piloti titolari della Pattuglia; in quei momenti, in un insieme di tensione, eccitazione e paura nel pensare di non essere all’altezza, ricordo perfettamente come durante tutto il volo, nell’allora vano tentativo di mantenere il “gradino” e la distanza corretta con il gregario, sono rimasto totalmente immerso e focalizzato solamente sul parametro da mantenere, senza mai accorgermi minimamente degli avvisi di warning che il velivolo mi mandava, se non dopo che l’Istruttore mi ha, come dire, “svegliato” da quello che poteva sembrare un sogno ad occhi aperti, riportandomi istantaneamente alla realtà. Da quel momento ho sempre pensato come quel velivolo d’addestramento eccezionale mi avesse già perdonato il primo errore, frutto dell’entusiasmo del giovane pilota.”

 “L’Italia è sempre stata leader nella formazione dei piloti militari - conclude Centioni - l’utilizzo di aeromobili dalle caratteristiche di volo pregevoli come quelle dell’MB-339 prima e del nuovo T-346A - come l’Aeronautica Militare indica l’M-346 - permette, seguendo un filo conduttore indissolubile, di erogare un addestramento di qualità ai massimi livelli e che oggi con il T-346 Integrated Training System (ITS) non ha eguali nel mondo: grazie ai suoi altissimi contenuti tecnologici abbinati alle qualità aerodinamiche superlative del velivolo, consente ai piloti destinati a macchine di prima linea di 4° e 5° generazione di immergersi nel training avanzato, con la continuità di un Made in Italy che da oltre 60 anni, con velivoli di fabbricazione completamente italiana, sa dare lustro alla nostra Nazione e una spinta innovativa al Sistema Paese.”

 

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