Anni 1948 - 1960 La ricostruzione in Italia e gli esordi di Finmeccanica

Il filo della storia

Le origini

La Società Finanziaria Meccanica Finmeccanica venne costituita il 18 marzo del 1948 dall’IRI –Istituto per la Ricostruzione Industriale per gestire l’insieme delle partecipazioni nell’industria meccanica e cantieristica acquisite nei primi quindici anni di vita dell’Istituto. La missione affidata alla neonata Finmeccanica era quella di assumere partecipazioni azionarie in società che operavano nell’industria meccanica e nelle costruzioni navali, curare il riordinamento e il coordinamento tecnico delle stesse e prestare loro, nelle forme ritenute più adatte, l’opportuna assistenza finanziaria. La fine del secondo conflitto mondiale aveva lasciato l’industria italiana in generale – e quella IRI in particolare – in condizioni molto critiche: gli stabilimenti erano stati distrutti dai bombardamenti e le aziende, che fino a quel momento avevano essenzialmente prodotto su commesse belliche, non erano in grado di riconvertirsi rapidamente per impieghi civili. Nel processo di riconversione intrapreso, le decisioni di politica industriale lasciavano all’IRI – e quindi a Finmeccanica – quelle attività che per motivi tecnologici, di struttura impiantistica o di mercato presentavano prospettive più incerte o negative.

La riconversione dell’industria bellica

Pochi dati aiutano a comprendere la dimensione del problema che Finmeccanica doveva affrontare. Nel 1938 le industrie meccaniche dell’IRI avevano 70.000 dipendenti. Dopo la guerra, grazie alle esigenze belliche, l’occupazione era salita a 100.000 persone e nel frattempo erano sostanzialmente scomparsi tutti i mercati di sbocco. Sulla cantieristica, che totalizzava il 70% dell’occupazione del Gruppo, la prima relazione di bilancio della Finmeccanica annotava: “Dal 1945 nessuna commessa degna di nota per le nuove costruzioni si è ottenuta dall’armamento mercantile italiano”. Gli amministratori del tempo dovevano trovare nuovi sbocchi ad aziende con un illustre passato e nomi che sarebbero rimasti al centro dell’economia italiana per i 50 anni successivi: Ansaldo, Alfa Romeo, OTO, San Giorgio, Sant’Eustacchio, Navalmeccanica, Cantieri Navali dell’Adriatico. L’attenzione si concentrò su settori come la cantieristica, l’auto-motoristico, il ferroviario e il macchinario industriale e con un occhio di riguardo all’emergente elettronica. Una prima razionalizzazione avvenne nelle attività cantieristiche. Nel 1959 l’IRI costituì la Fincantieri in cui fece confluire l’insieme delle aziende cantieristiche. Con 37.000 dipendenti e un fatturato di oltre 100 miliardi queste aziende costituivano la base da cui partire per un vero e proprio programma di sviluppo.

Ansaldo

L’Ansaldo che giungeva in Finmeccanica era un complesso importante, ma in crisi produttiva e finanziaria. Contava 30.000 dipendenti, ma in attività erano solo 19.400. Subito dopo la guerra l’azienda aveva avviato una prima riorganizzazione puntando principalmente sulla cantieristica, sulle centrali termoelettriche e sulla produzione ferroviaria, pur mantenendo al proprio interno molte altre attività che convivevano senza una reale integrazione. I primi interventi di Finmeccanica, nuovo azionista di Ansaldo, furono volti a una prima “razionalizzazione” delle attività dell’Ansaldo: compattamento di una serie di lavorazioni con quelle di altre aziende del gruppo Finmeccanica, acquisizioni di licenze estere nel comparto elettrotecnico per la produzione di turbine a vapore, turbine terrestri e caldaie, e riorganizzazione della produzione ferroviaria.

Nuove iniziative

All’inizio del 1960 Finmeccanica era più omogenea e compatta, con 30.000 dipendenti e 124 miliardi di fatturato (di cui il 20% dall’esportazione). Il settore automobilistico totalizzava il 50% di questi volumi; seguivano l’elettromeccanica e l’elettronica (10%), il ferroviario (5%), il macchinario industriale (5%), con una ancora consistente presenza di attività varie. Intanto, per sostenere l’occupazione, Finmeccanica lanciava nuove iniziative industriali, spesso in accordo con partner stranieri, che spaziavano dai semiconduttori (Ates, 1959) ai sistemi radar (Selenia, 1960), dal materiale rotabile (Omeca, 1961) alle macchine per fibre sintetiche (S.M.T., 1961). La Selenia, in particolare, venne costituita fondendo insieme Sindel e Microlambda, unica azienda in Italia a produrre radar ad altissima tecnologia su licenza della statunitense Raytheon. All’epoca si trattava di quanto ci fosse di più avanzato al mondo nelle tecnologie radar. Ben presto la Selenia divenne un centro di eccellenza mondiale per la produzione di satelliti, impianti radar, sistemi di telecomunicazione, di difesa e di controllo del traffico aereo.

Per saperne di più

  • Ansaldo (Genova)
  • OTO - Odero-Terni-Orlando (Genova)
  • San Giorgio Soc. Industriale (Genova Sestri)
  • Alfa Romeo(Milano)
  • Filotecnica Salmoiraghi (Milano)
  • Motomeccanica (Milano)
  • Stabilimenti S.Eustacchio (Brescia)
  • Arsenale Triestino (Trieste)
  • Cantieri Riuniti dell’Adriatico (Trieste)
  • Fa.Ma. Fabbrica Macchine  (Napoli)
  • Industria Meccanica Napoletana (Baia – Napoli)
  • Metalmeccanica Meridionale (Napoli)
  • Navalmeccanica (Napoli)
  • Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli (Pozzuoli – Napoli)

Era una storica azienda fondata nel 1853 a Genova Sampierdarena. In quell’anno, nell’ambito della nuova politica di costruzioni ferroviarie impostata dallo Stato sabaudo, Giacomo Filippo Penco, Carlo Bombrini, Raffaele Rubattino e Giovanni Ansaldo, esponenti di punta della borghesia e dell’imprenditoria genovese, davano vita alla società in accomandita semplice Gio. Ansaldo & C. che avrebbe dato a Genova il primato nella storia industriale italiana.

 

Nata come fabbrica di locomotive, Ansaldo divenne ben presto uno dei maggiori protagonisti della rivoluzione industriale in Italia. Nel 1860 varava le prime navi da guerra a vapore costruite in Italia e presto divenne la più grande industria navalmeccanica del Regno d’Italia. Con la nascita delle Ferrovie dello Stato Ansaldo intensificò la progettazione e produzione di locomotive e nel 1912, con sette stabilimenti e oltre 16.000 addetti, era ormai un complesso di dimensioni europee. Dopo la fine della Grande Guerra la società, cresciuta ancora grazie alle produzioni belliche, era un sistema industriale con 80.000 dipendenti e attività che andavano dalle miniere alle lavorazioni siderurgiche, alle produzioni meccaniche, elettromeccaniche, navali e aeronautiche.

 

A partire dagli anni Trenta Ansaldo partecipò al grande programma di elettrificazione del Paese avviando la produzione di centrali elettriche, alternatori e trasformatori, che si affiancava alla produzione delle prime locomotive elettriche e alla cantieristica navale. Nel 1931 veniva varato il mitico transatlantico Rex, per molto tempo la più grande e moderna nave mercantile italiana. Il passaggio sotto il controllo dell’IRI nel 1933 avviò un processo di riorganizzazione che diede nuovo impulso al gruppo per mantenerlo all’altezza delle grandi trasformazioni in atto nel mondo industriale e al passo con le esigenze di riarmo del Paese. Nel 1937 l’Ansaldo, impegnata nella produzione bellica, viene dichiarata “Industria di preminente interesse nazionale”. Con la guerra e l’occupazione tedesca l’Ansaldo subì danni ingenti: bombardamenti, asportazione e distruzione di impianti e macchinari. Nel dopoguerra l’Ansaldo era in crisi produttiva e finanziaria, sia per le distruzioni subite, sia per la necessità di riconvertire le produzioni a usi di pace. Avviò così un primo riassetto, concentrandosi su costruzioni navali, centrali termoelettriche e produzione ferroviaria

Era una storica fabbrica di automobili le cui origini risalivano al 1906 quando si costituì la “Società Italiana Automobili Darracq” per la produzione di automobili a basso costo negli stabilimenti dell’area Portello a Milano. Ben presto fu rilevata da un gruppo italiano formato per lo più da appassionati automobilisti con la nuova denominazione Alfa – Anonima Lombarda Fabbrica Automobili.

 

La società debuttò subito nelle gare automobilistiche, partecipando alla Targa Florio e, nel 1915, passò nelle mani di Nicola Romeo, ingegnere napoletano dalle grandi ambizioni e proprietario di diverse fabbriche. L’Alfa confluì nella “Accomandita Ing. Romeo e Co.”che si dedicava principalmente alla produzione di materiale bellico. Nel 1918 fu cambiato il nome in “Società Anonima Ing. Nicola Romeo e Co.” e nello stesso tempo venivano assorbite le Officine Meccaniche di Saronno, le Officine Meccaniche Tabanelli di Roma e le Officine Ferroviarie Meridionali di Napoli. Nelle intenzioni dell’ing. Romeo, la nuova società non doveva occuparsi solo di automobili, ma diversificarsi in altre aree, in particolare “nei motori a scoppio per qualsiasi applicazione; aerei, locomotive e altri rotabili in genere”. Intanto le competizioni automobilistiche diventavano sempre più importanti per l’Alfa Romeo: Enzo Ferrari debuttò al volante di un’Alfa nel 1920. Sarà lui nella doppia veste di pilota e consulente ad alimentare il mito Alfa grazie ai successi raccolti nelle competizioni. Nel 1929 fondò la Scuderia Ferrari mantenendo stretto il legame con Alfa e lavorando al fianco di piloti del calibro di Nuvolari, Ascari e Campari.

 

Nel 1933 l’Alfa Romeo confluì nell’IRI che avviò una profonda ristrutturazione per rendere l’azienda competitiva con le altre case automobilistiche. Con l'avvicinarsi della seconda guerra mondiale, la produzione dell'Alfa Romeo fu orientata verso l'assemblaggio di motori aeronautici e autocarri, che sarebbero stati più utili all'Italia in caso di conflitto armato. Ma la fine della guerra mondiale lasciò l’azienda in condizioni molto critiche, sia per i danni subiti dagli stabilimenti, sia per la necessità di riconversione dalla produzione bellica a quella per usi civili.  Abbandonata la produzione dei motori aerei, l’Alfa Romeo riprese una modesta attività automobilistica, ma la vera ripresa sarebbe giunta solo negli anni Cinquanta, con l’avvento della motorizzazione di massa.

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