Anni 1987 - 1993 L'apertura dei mercati e la scommessa sull'elettronica

Il filo della storia

La stagione delle acquisizioni

Le operazioni industriali compiute fino ad allora avevano dato un primo risultato: Ansaldo e Aeritalia erano in posizione di preminenza in campo nazionale e godevano di una solida reputazione a livello internazionale. Il bilancio del 1987 segnò il passaggio fondamentale dal risanamento alla fase successiva, quella dello sviluppo a livello internazionale, anche con una nuova denominazione sociale: Finmeccanica Società per Azioni. Alla fine degli anni Ottanta, l’imminente apertura dei mercati rendeva infatti improcrastinabile per le imprese una razionalizzazione produttiva a livello internazionale, mirata allo sfruttamento delle economie di scala e al raggiungimento di volumi produttivi adeguati a sostenere i crescenti costi di ricerca e sviluppo necessari per mantenere la supremazia tecnologica. Acquisizioni e alleanze erano lo strumento principale per raggiungere questi obiettivi, segnando l’avvio di un processo, a livello dei maggiori competitor internazionali, che avrebbe ridisegnato nel giro di un decennio interi settori industriali. Finmeccanica avviò pertanto una nuova serie di acquisizioni con l’obiettivo primario di aumentare la forza competitiva delle proprie attività che ormai dovevano misurarsi in ambito internazionale.

Il ritorno di Selenia ed Elsag

L’operazione più significativa fu quella di riportare in ambito Finmeccanica quelle aziende a prevalente tecnologia elettronica che venti anni prima erano state trasferite alla STET. Giunsero così, nel 1989,  la Selenia, la SGS e l’Elettronica San Giorgio – Elsag. Il significato dell’operazione consisteva soprattutto nella costituzione di una forte base tecnologica comune al servizio di settori di mercato che – nella loro diversità – presentavano tuttavia contiguità e complementarietà. Questa base era rappresentata dall’elettronica e dalle capacità di sistema: i settori di mercato in cui Finmeccanica faceva il suo ingresso includevano ora i sistemi civili, la fabbrica automatica, i sistemi di comando e controllo, la missilistica, le apparecchiature biomedicali, la robotica complessa, la componentistica microelettronica, che si affiancavano all’energia, ai trasporti, all’impiantistica industriale, all’aerospazio. Parallelamente anche altri settori venivano interessati da nuove acquisizioni. In particolare nel campo dell’automazione dei processi e servizi, con la costituzione della Elsag Bailey Process Automation, nel campo dei trasporti e del segnalamento ferroviario e in quello dei sistemi elettronici, avionici e di comunicazioni militari. Alla fine degli anni Ottanta Finmeccanica si presentava come una grande realtà tecnologica, impegnata in molte aree di punta, con esportazioni nel 1987 per oltre tremila miliardi e una bilancia commerciale attiva per oltre duemila miliardi. Gli effetti del processo di crescita avviato dal Gruppo avevano prodotto risultati rilevanti: nel giro di tre anni il fatturato di Finmeccanica si era triplicato, passando dai 3.500 miliardi del 1988 ai quasi 10.000 del 1990. La politica di alleanze internazionali, con importanti accordi e collaborazioni strategiche, portò l’incidenza della componente estera sui ricavi al 40%.

La nascita di Alenia e di Ansaldo Energia

L’altro passaggio fondamentale verso l’obiettivo della competitività internazionale fu la fusione, nel 1990, di Aeritalia e Selenia che portò alla nascita di Alenia, che aveva l’obiettivo di creare un “sistema industriale aerospaziale e di elettronica”. Nasceva così un complesso industriale dotato di una base tecnologica molto ampia e avanzata, operante nell’aeronautica, spazio, sistemi elettronici, missilistica e controllo del traffico aereo. Sotto il comune denominatore di Alenia le attività furono raggruppate in Divisioni: Spazio, Aeronautica, Sistemi di Difesa, Sistemi Civili. Alenia divenne un gruppo industriale importante che controllava oltre 20 società, impiegava circa 30.000 addetti, con 47 stabilimenti in Italia e all’estero. Un “campione nazionale”, anche se doveva affrontare il problema di un eccesso di siti produttivi e di impianti duplicati che rese necessario, l’anno successivo, l’avvio di un piano di ristrutturazione particolarmente complesso e impegnativo, anche in termini di riflessi occupazionali. Anche il settore dell’energia conobbe un processo di ristrutturazione. L’intesa con la svizzera Asea Brown Boveri portò alla creazione di tre nuove società: con Ansaldo-ABB Componenti (turbine e caldaie) e Ansaldo GIE (impiantistica) l’Ansaldo mantenne la maggioranza, trasferendo ad ABB il controllo delle attività nei trasformatori, concentrate in ABB-Ansaldo Trasformatori. Ma l’accordo ebbe vita difficile e la sua rinegoziazione, a distanza di un anno, portò all’uscita dell’Ansaldo dall’area trasformatori e all’acquisizione delle restanti quote nelle altre due società. Nel 1991 si giunse all’assetto definitivo dell’intero settore con la costituzione di Ansaldo Energia in cui confluirono Ansaldo GIE e Ansaldo Componenti (a sua volta arricchita dalle attività della Fabbrica Turbine e Caldaie Legnano).

La crisi dei mercati

I primi anni novanta furono tuttavia caratterizzati da una congiuntura negativa a livello mondiale: i grandi cambiamenti a livello internazionale di quegli anni incisero profondamente sulle strategie del Gruppo Finmeccanica, che vedeva ridursi i mercati di riferimento e gli sbocchi a livello internazionale. La fine della Guerra Fredda aveva causato una riduzione del 30% dei budget di spesa per la difesa a livello mondiale; la crisi del trasporto aereo aveva pesantemente coinvolto il settore aeronautico, fin dai primi anni Novanta; il settore spazio aveva registrato un calo significativo delle commesse militari e scientifiche; nell’energia c’era stata una drastica riduzione del mercato nazionale di impianti per la produzione di energie convenzionali; infine, la liberalizzazione del settore aveva portato alla ribalta produttori indipendenti e ciò determinava condizioni di mercato sempre più competitive con prezzi decrescenti a fronte di un eccesso di capacità produttiva che si era verificato in tutto il mondo occidentale. A ciò si aggiungevano i costi per l’abbandono del nucleare in Italia, in seguito al referendum del 1987 dopo il disastro nucleare della centrale di Chernobyl: Ansaldo, che aveva raggiunto nel settore un alto livello di specializzazione tecnologica, fu costretta alla cancellazione di circa 4.000 miliardi di ordini e ad una pesante ristrutturazione, anche se mantenne al proprio interno un nucleo di competenze indirizzate prevalentemente alla partecipazione a programmi internazionali, oltre che al decommissioning in Italia.

Finmeccanica in Borsa

Il 1992 segnò il picco della congiuntura negativa per quasi tutto l’Occidente industrializzato, con conseguenze sulla produzione e sull’occupazione per tutti i Paesi. Il Gruppo Finmeccanica si trovò quindi ad agire in un contesto internazionale difficile, caratterizzato da una recessione generalizzata e da un forte ridimensionamento della domanda. Inoltre, per sostenere la crescita, il Gruppo era ricorso all’indebitamento, ma non sempre le attività acquisite generavano risorse sufficienti per ripianare i debiti. Tuttavia mantenne la rotta sulle più qualificanti linee strategiche - concentrazione e razionalizzazione della struttura produttiva del Gruppo, posizionamento più solido sul mercato internazionale, accrescimento del patrimonio tecnologico e, per far fronte alla recessione, poneva in atto azioni mirate al raggiungimento della redditività. Il 1992 segnò anche una svolta importante per Finmeccanica: attraverso la fusione con la controllata Sifa, Finmeccanica fece il suo ingresso nel listino ufficiale del mercato azionario di Milano. In seguito alla quotazione, la partecipazione dell’IRI scese a circa il 94%. Proseguiva intanto il processo di riassetto per trasformare Finmeccanica da holding di partecipazioni a holding industriale: un Gruppo realmente integrato articolato in divisioni operative, ottenuto attraverso la fusione in Finmeccanica delle sue società quotate Alenia, Elsag Bailey e Ansaldo. Questa operazione allargò ulteriormente la platea azionaria di Finmeccanica, il cui capitale era ora in mano all’IRI per l’80% e sul mercato per il residuo 20%.

 

Per saperne di più

 

 

Nei venti anni di permanenza nella STET la Selenia aveva continuato il percorso di ampliamento di nuove linee di attività, nel campo dello spazio, dei missili, della guerra elettronica e dell’avionica, con continui investimenti in nuove tecnologie che ne avevano fatto la principale realtà ad alta tecnologia italiana, gettando le basi per i futuri successi internazionali. Alla fine degli anni Settanta la Selenia era organizzata in due grandi raggruppamenti per le produzioni civili e militari. Facevano parte dell’area civile le Divisioni: Spazio, ATC (controllo traffico aereo), ITC (informatica e telecomunicazioni), Radar di navigazione. Facevano parte dell'area militare le Divisioni: Sistemi di Difesa (radar e missili), ASIS (apparati e sistemi di elettroottica e di guerra elettronica), Navale dove l’azienda operava attraverso il consorzio Selenia Elsag Sistemi Navali che produceva sistemi elettronici per le unità militari navali. Nel 1982 il settore spazio fu riorganizzato con la creazione di Selenia Spazio, che acquisì anche le divisioni spaziali di Italtel e altre società che operavano nei sistemi di telecomunicazione via satellite. La nuova società era partecipata da Selenia (60%), Aeritalia (25%), Italtel (15%) e divenne protagonista di numerosi programmi spaziali italiani ed europei, per le telecomunicazioni e per l’osservazione della Terra (Olympus, Italsat, Artemis, Meteosat, Cassini-Huygens). Tra gli altri, Selenia Spazio legò il suo nome all’avvio del Sicral, il primo sistema satellitare italiano per telecomunicazioni militari, che sarebbe stato lanciato nel 2001.

L’Elsag che rientrava in Finmeccanica era l’evoluzione della storica azienda San Giorgio, attiva a Genova dal 1905 per la “costruzione di automobili marittime e terrestri” e trasferita alla Finmeccanica nel 1948 all’atto della sua costituzione. Dopo gli esordi nella costruzione di autovetture e di carrozze ferroviarie, la San Giorgio si era specializzata nella produzione di dispositivi ottici, strumenti di precisione e nell’elettromeccanica. Dalla metà degli anni Cinquanta, con la costituzione della “Nuova San Giorgio”, l’azienda aveva partecipato allo sviluppo dell’elettronica in Italia, attraversandone tutta l’evoluzione storica, dai tubi elettronici ai transistor, dai circuiti integrati fino all’introduzione del microprocessore. Il passaggio all’elettronica veniva sancito definitivamente con la “svolta tecnologica” del 1969 e la trasformazione in Elettronica San Giorgio – Elsag, che puntò sull’internazionalizzazione dell’offerta, sull’espansione su nuovi mercati, in particolare quello dell’automazione postale, e sull’innovazione tecnologica, con cospicui investimenti in ricerca e sviluppo e costituzione di partnership con aziende d’eccellenza.

Nel 1989 Elsag acquisì la statunitense Bailey Controls attiva nel settore dell’automazione dei processi e dei servizi. L’azienda allargava così la sua presenza con unità produttive in ogni parte del mondo (Stati Uniti, Francia, Canada, Giappone, Australia, Norvegia, Messico, Germania e Gran Bretagna). Nasceva così Elsag Bailey che sarebbe stata quotata in Borsa nel 1991. Due anni dopo tutte le attività internazionali di Elsag Bailey vennero raggruppate nella controllata Elsag Bailey Process Automation (EBPA) che venne quotata alla Borsa di New York. Tra il 1994 e il 1995 EBPA avrebbe poi acquisito l’americana Fisher & Porter e la tedesca Hartmann & Braun, consentendo a Finmeccanica di diventare il secondo raggruppamento mondiale nel settore dell’automazione dei processi industriali continui. Nel 1988 Ansaldo Trasporti acquisiva il 100% della Union Switch & Signal, società statunitense fondata da George Westinghouse nel 1881 e tra i principali operatori mondiali nel segnalamento ferroviario. Nel 1989 Ansaldo Trasporti acquisiva anche il 49% di CSEE, società di segnalamento francese. Gli anni Ottanta si chiudevano con l’acquisizione, da parte di Aeritalia, nel 1989 di Fiar (sistemi elettronici), Ferranti Italia (sistemi avionici e radiocomunicazioni militari) e dell’azienda texana The Dee Howard Co. (revisione e trasformazione di aeromobili), mentre nel 1990 giungeva Elettronica (specializzata nella cosiddetta “guerra elettronica”).

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