Anni 1973 - 1986 La crisi energetica e la prima internazionalizzazione

Il filo della storia

La crisi del 1973

Nel 1973 esplose la crisi energetica, innescando un processo di recessione e inflazione che avrebbe condizionato per molti anni l’intera economia mondiale. L’aumento del costo del denaro e la crisi del mercato che investì i principali settori di attività del Gruppo costrinsero Finmeccanica a una profonda revisione della politica industriale seguita fino ad allora. Con il piano strategico del 1976 Finmeccanica codificò i principali obiettivi di una nuova strategia: risanamento, internazionalizzazione, dimensione competitiva. Il loro raggiungimento comportò scelte non sempre indolori, ma coinvolse tutto il Gruppo in una serie di interventi da cui prese corpo l’attuale realtà industriale. L’azione di Finmeccanica si era fino ad allora occupata anche del rilancio di molte attività che non appartenevano al suo progetto industriale; ma l’obiettivo di creare imprese in grado di misurarsi alla pari sul piano internazionale, in settori vitali per lo sviluppo economico del Paese, richiedeva anche la rinuncia ad impegnarsi in campi non funzionali a questa scelta strategica. In questa prospettiva, tra il 1974 e il 1987, Finmeccanica cedette, prevalentemente a privati, numerose società, concentrandosi progressivamente nel settore elettromeccanico e nell’aerospazio.

La vendita di Alfa Romeo

Il settore più rapidamente investito dalla crisi fu quello automobilistico, nel quale le vendite di autovetture registrarono un vistoso calo a causa del vertiginoso aumento dei prezzi del carburante. L’Alfa Romeo aveva conosciuto negli anni Cinquanta e Sessanta grandi successi commerciali. In particolare il successo della Berlina 1900 nel 1950 e soprattutto della Giulietta nel 1955 aveva consentito una progressiva crescita della capacità produttiva che, nel 1973, era di oltre 300.000 vetture all’anno realizzate nei due grandi stabilimenti di Arese e di Pomigliano d’Arco. I modelli lanciati tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta non incontrarono un grande successo commerciale e nemmeno la joint venture con la giapponese Nissan per la produzione del nuovo modello Arna ottenne il successo sperato. Le capacità progettuali dell’Alfa Romeo erano ancora fuori discussione, ma era profondamente mutato il quadro competitivo: l’Alfa Romeo doveva fronteggiare una forte e crescente concorrenza dei marchi stranieri che avevano beneficiato dell’internazionalizzazione dei mercati avvenuta durante la crisi energetica. Si delineava una situazione mondiale in cui avrebbero potuto sopravvivere o imprese di grandissime dimensioni o agili produttori “di nicchia”. Il futuro dell’Alfa Romeo poteva essere trovato solo in un accordo globale con un’altra, più forte, casa automobilistica. Nel 1986 le attività produttive dell’Alfa Romeo passarono alla Fiat. Pochi mesi dopo uscì sul mercato – disegnata da Pininfarina – l’Alfa 164, l’ultima prestigiosa vettura concepita e realizzata nel Gruppo Finmeccanica.

Il rilancio di Ansaldo

La crisi mutò drasticamente anche le prospettive dell’Ansaldo: il programma nucleare italiano venne sospeso e i conti dell’azienda segnarono un vistoso peggioramento. L’Ansaldo si orientò verso una presenza più organica sul mercato internazionale, riuscendo a compensare la carenza di ordini del mercato interno e a superare la difficile situazione economica. Era tuttavia evidente che il settore Energia - che valeva oltre l’80% del fatturato – non poteva più sostenere il ruolo di motore dello sviluppo. Finmeccanica puntò allora sulla valorizzazione delle altre attività aziendali, quali il ferroviario – con la costituzione, nel 1980, di Ansaldo Trasporti – e l’impiantistica industriale – con la creazione di Ansaldo Sistemi Industriali. Ansaldo Trasporti verrà quotata alla Borsa di Milano nel 1986. Tra le nuove attività, l’Ansaldo individuò nel settore dell’elettronica biomedicale un’opportunità di diversificazione con interessanti prospettive di sviluppo industriale e nel 1982 costituì un’apposita divisione, Ansaldo Elettronica Biomedicale per avviare un piano di ricerca e sviluppo di apparecchiature biomedicali. Era l’inizio di un percorso che avrebbe portato, cinque anni dopo, alla costituzione di Esaote Biomedica, diventato un centro di eccellenza e tra i principali produttori mondiali di apparecchiature elettromedicali. L’azienda, rinominata Esaote SpA sarebbe in seguito uscita dal Gruppo Finmeccanica nel 1994.

L’espansione di Aeritalia

Anche il settore aerospaziale fu investito dai contraccolpi della crisi del 1973 che sconvolse le prospettive di crescita e i programmi di investimento delle aerolinee mondiali. In uno scenario dominato dall’incertezza nel 1976 si verificò il disimpegno di Fiat – azionista al 50% di Aeritalia - e Finmeccanica dovette affrontare il problema di assicurare un futuro a questa giovane azienda. Le autonome capacità industriali di Aeritalia le consentirono di passare dal ruolo di sub fornitore a quello di partner in programmi qualificanti, con partecipazione al rischio progettuale e finanziario. Crebbe la vocazione internazionale con la partecipazione a importanti programmi sia in campo aeronautico,per velivoli civili e militari, sia in campo spaziale, in collaborazione con i più grandi produttori mondiali. Solo per citare alcuni esempi, risalgono a questi anni gli accordi per la partecipazione ai programmi MRCA Tornado, AMX, Boeing 767, Airbus A310, ATR, EFA  (European Fighter Aircraft, il futuro Eurofighter). Nella prima metà degli anni Ottanta l’azienda portò avanti un vasto programma di acquisizioni, funzionale alla crescita di capacità produttive e competenze. Entrarono nel perimetro di Aeritalia aziende con differenti business aeronautici: tra queste Partenavia (1981), azienda napoletana specializzata negli aerei da turismo, Officine Aeronavali Venezia (1981), attiva nella revisione e manutenzione degli aeromobili, Meteor (1985), leader nei bersagli e sistemi teleguidati, con base a Ronchi dei Legionari (Gorizia). Acquisì anche alcune partecipazioni di minoranza tra le quali il 25% dell’Aeronautica Macchi (1982), con la quale era già consorziata per la produzione dell’AMX.

 

Per saperne di più

 

Negli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta Aeritalia gettò le basi per una serie di collaborazioni internazionali in programmi aeronautici di grande rilievo che avrebbero conosciuto un grande sviluppo negli anni successivi restando protagonisti sui mercati internazionali fino ai nostri giorni. Solo per citare alcuni esempi, risale al 1976 la partecipazione di Aeritalia alla realizzazione del velivolo da combattimento multiruolo MRCA Tornado, nato dal successo di una partnership Italo-anglo-tedesca, il primo programma aeronautico di elevata complessità e di sviluppo multinazionale realizzato nel settore della difesa. Nel 1978 Aeritalia, nel ruolo di capocommessa in collaborazione con Aermacchi avviava lo sviluppo dell’aereo da appoggio tattico AMX: tre anni dopo concludeva un accordo con la brasiliana Embraer per uno sviluppo congiunto del velivolo. Ancora alla fine del decennio (1978) risale l’accordo con la statunitense Boeing per la partecipazione italiana al programma B767 nel quale Aeritalia assunse la posizione di risk sharing partner. Era la prima volta che Aeritalia entrava a far parte di un programma in partnership, e non più come costruttore e fornitore di pezzi, con la più grande industria del mondo. La collaborazione con Boeing offrì ad Aeritalia l’occasione di sviluppare l’innovativa tecnologia delle lavorazioni in fibra di carbonio per realizzare i materiali compositi con cui costruire le aerostrutture di propria competenza nel programma. Un settore in cui presto avrebbe conquistato una leadership indiscussa, che le avrebbe garantito un ruolo di primo piano nelle future collaborazioni con Boeing. Nel 1981 Aeritalia firmava con Airbus i primi accordi per la fornitura di aerostrutture per la famiglia A310. Infine, ancora nel 1981, in collaborazione con la francese Aérospatiale, Aeritalia costituiva il raggruppamento ATR per la produzione di aerei per il trasporto regionale a turbo propulsione. Il 16 agosto 1984 volò per la prima volta il prototipo dell’ATR-42, aprendo la strada a uno dei maggiori successi del settore aeronautico del Gruppo Finmeccanica. Grazie a questo nuovo velivolo l’Italia entrava a far parte di un ristretto circolo di nazioni capaci di costruire aerei civili di altissimo livello. Tra gli accordi più significativi di quegli anni va infine ricordato quello che diede vita al consorzio Eurofighter per la progettazione di un nuovo caccia europeo, costituito nel 1986 da Regno Unito, Germania, Italia e Spagna. Finmeccanica, con Aeritalia, si assicurò una quota nel programma del 19,5% corrispondente alla quota di velivoli ordinati dall’Italia.

Nel campo spaziale l'Aeritalia conquistò rapidamente un ruolo di prestigio. In questo settore aveva ereditato le attività del Cespre, una società tra Finmeccanica e FIAT costituita nei primi anni Cinquanta per realizzare apparecchiature con propulsione a reazione. La prima importante occasione a livello nazionale giunse dalla firma dell’accordo tra il CNR e la NASA per il lancio del SIRIO, il primo satellite per telecomunicazioni interamente progettato e realizzato in Italia. Aeritalia partecipò al progetto insieme ad altre aziende che si occupavano di spazio, tra le quali figuravano Selenia e Telespazio. Il 25 agosto 1977 veniva lanciato Sirio 1, destinato a condurre esperimenti di comunicazione e propagazione delle onde radio ad alta frequenza. Progettato per una vita operativa di due anni, continuò a funzionare fino al 1985. Da quel momento Aeritalia fu in prima linea, insieme a Selenia, nelle attività spaziali italiane, concentrandosi nel settore dei satelliti scientifici e nelle grandi infrastrutture spaziali, assumendo il ruolo di capocommessa per la realizzazione dei progetti italiani in questo settore. L’impulso decisivo venne dalla partecipazione al progetto Spacelab, il laboratorio spaziale la cui progettazione fu avviata nel 1974, nel quale ad Aeritalia fu affidata la progettazione e realizzazione dell’intero modulo di servizio e del sistema di controllo termico. Il 28 novembre 1983 avvenne il lancio della navicella a bordo dello shuttle Columbia, primo di una lunga serie di missioni che sarebbero proseguite fino alla fine degli anni Novanta. Il progetto Spacelab costituì un punto di svolta per l’industria spaziale italiana che diventava protagonista a livello europeo grazie alle competenze e alle tecnologie sviluppate nel settore da Aeritalia. A questo progetto se ne aggiunsero altri, sia italiani che europei, come Iris, Italsat, Ariane, Columbus, Eutelsat, che portarono Aeritalia ad essere la maggiore realtà spaziale italiana e tra le prime europee.

L'Esaote Biomedica fu un caso di start-up nata da un’intuizione imprenditoriale all’interno del Gruppo Ansaldo di Genova: esplorare le possibilità di sviluppo del settore dell’elettronica biomedicale, così come stava accadendo all’interno di altri grandi gruppi (Siemens, Philips e General Electric). Un’intuizione che avviò una storia aziendale di grande successo in un settore, quello delle apparecchiature per la diagnostica medica non invasiva, in cui l’Italia all’epoca era praticamente assente, fino a diventare uno dei maggiori gruppi mondiali attivi nel settore. Nel 1982 l’Ansaldo creò al proprio interno la Divisione Elettromedicale che avviò importanti collaborazioni con i laboratori universitari e del CNR e ottenne da subito importanti successi sul mercato, producendo apparecchiature per le ecografie e tomografie a risonanza magnetica. Nel 1984 la Divisione Elettromedicale di Ansaldo veniva scorporata per confluire in Esacontrol la nuova società costituita a Genova (all’interno del raggruppamento Selenia/Elsag, all’epoca controllato dalla STET). La Esacontrol mise insieme tutte le attività nel settore elettromedicale di Elsag, Selenia e Ansaldo (da cui l’acronimo ESA). Il nuovo gruppo continuò sulla strada di importanti investimenti nella ricerca e sviluppo, ponendosi l’ambizioso obiettivo di diventare un player a livello internazionale e cogliendo notevoli successi nel campo della diagnostica per immagini. Nel 1986 si arricchì di una nuova entrata. La STET acquisì la OTE Biomedica di Firenze, dal Gruppo Farmitalia/CarloErba, facente capo alla Montedison, nel quadro della riorganizzazione delle attività della Farmitalia/CarloErba, che intendeva concentrarsi sul settore farmaceutico. Dalla fusione delle nuove attività del sito fiorentino con quelle di Genova nasceva la Esaote Biomedica, che nel 1989 sarebbe tornata sotto il governo di Finmeccanica, a seguito dell’acquisizione dalla STET di tutto il gruppo Selenia/Elsag. Nel giro di pochi anni la società registrò una fortissima crescita, con produzione di apparecchiature con tecnologia proprietaria. Nei primi anni Novanta si ampliò all’estero, con l’acquisizione di Biosound USA e la creazione di Esaote Francia e Germania. Nel 1994 con un innovativo management buy-out, Esaote Biomedica esce dal Gruppo Finmeccanica, con il nuovo nome di Esaote SpA. 22 dirigenti della società ne diventano azionisti, con una quota iniziale sul capitale del 10%. Nel capitale entrano investitori finanziari italiani e internazionali e la Bracco entra nel capitale con il 15%, che salirà al 51% nel 1998. Intanto, nel 1996 Esaote viene quotata in Borsa da cui esce nel 2003 in seguito a un’OPA sul 100% del capitale lanciata dalla Bracco, già azionista di controllo. Nel 2005 Bracco decide di mettere in vendita la Esaote, nel frattempo arrivata ai vertici mondiali nel settore delle apparecchiature per la diagnostica biomedicale, per far fronte a un elevato indebitamento e concentrarsi sul core business. Nel gennaio 2006 viene realizzato un secondo management buy out al quale partecipano circa 100 tra dirigenti e manager che ne diventano azionisti insieme a Intesa San Paolo, MPS Venture, Carige e Equinox. Il definitivo asssetto azionario giunge nel dicembre 2009 dopo un terzo management buy out e l’ingresso al 40% di ARES Lifescience (holding svizzera specializzata nei settori scientifico-biomedicali), il 54% agli investitori istituzionali (Intesa San Paolo, MPS Venture, Carige e Equinox) e il 6% al management. Oggi la Esaote figura tra le prime dieci aziende al mondo specializzate nella dignostica per immagini, che ha raggiunto livelli di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione tecnologica per la salute. Oltre a rappresentare un modello di come una media impresa può competere nei settori high tech, in mercati non di nicchia e avendo come competitor le più grandi multinazionali tecnologiche del mondo.
Anno Azienda ceduta Acquirente
1974 Fil. Salmoiraghi Dolland
1980 Fmi Mecfond Finsider
1981 Termomeccanica Italiana EFIM
1981 Wagi Privati
1982 Safog Sofin
1982 Omg Sofin
1982 San Giorgio Prà Sofin
1982 S. G. Elettrodomestici Sofin
1982 N. Fonderia Montorso Privati
1982 IOR Sofin
1983 Cbf/Umbria Cuscinetti Privati
1984 Saimp Stet
1985 Ducati Meccanica Cagiva
1985 Ansaldo Motori Gie Marelli
1985 Isotta Fraschini Fincantieri
1986 Alfa Romeo Auto Fiat

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