Anni 1961 - 1972 Il boom economico e l'Aeritalia

Il filo della storia

L’uscita dall’elettronica

Tra il 1952 e il 1962 il reddito nazionale in Italia raddoppiò e la produzione industriale aumentò in media del 6%. Fino al 1963 furono gli anni del “miracolo economico”, che portarono investimenti produttivi elevati e rapida industrializzazione. La crisi del 1964 era tuttavia in arrivo portando con sé aumento del costo del lavoro, riduzione della produttività e dei margini, caduta degli investimenti e rallentamento della domanda interna. In tale frangente  Finmeccanica ritenne indispensabile ripensare le proprie strategie e riesaminare i settori di presenza, confermando l’esigenza di maggiori “dimensioni” per sostenere la competitività e di una più elevata “specializzazione”, per concentrare le risorse sui soli settori chiave. Uscirono così dall’ambito Finmeccanica le aziende ferroviarie (cedute all’EFIM) e quelle elettroniche, tra cui Selenia ed Elsag (cedute a STET), vennero acquisite le aziende elettromeccaniche e cedute alcune attività industriali marginali, talvolta dopo interventi di razionalizzazione destinati a salvaguardare il futuro delle aziende e a sollecitare l’interesse di investitori privati. All’inizio degli anni Settanta Finmeccanica aveva profondamente cambiato fisionomia: la struttura era ora costituita da un ridotto numero di settori industriali: auto-motoristico (con Alfa Romeo), termo-elettro-meccanico (con Ansaldo) e aerospaziale (con Aeritalia), nei quali il Gruppo aveva raggiunto dimensioni importanti e aveva impegnato ingenti risorse finanziarie e professionali.

La riorganizzazione di Ansaldo

Nel 1962 veniva nazionalizzata l’industria elettrica, segnando il boom dell’industria elettromeccanica, mentre l’attività cantieristica entrava in una crisi irreversibile. In questo nuovo scenario Finmeccanica avviò, nel 1966, una completa ristrutturazione dell’Ansaldo, puntando sull’energia e sull’impiantistica. Si decise di rinunciare definitivamente alle costruzioni navali, che passarono all’Italcantieri di Trieste, e fu avviata una serie di acquisizioni nel settore termo-elettro-meccanico. L’obiettivo era quello di dar vita a un complesso unitario leader nella produzione di impianti e macchine per l’energia, per l’industria e per i trasporti elettrificati, per far fronte agli impegnativi programmi nazionali di investimento pubblico in questi settori derivanti dal Piano Energetico Nazionale varato nel 1975, che prevedeva un forte sviluppo della componente elettronucleare, e dalla nazionalizzazione dell’industria elettrica con la creazione dell’Enel nel 1962. A partire dagli anni Sessanta l’Ansaldo entrò anche nel settore del nucleare attraverso la costituzione di varie società specializzate nell’ingegneria nucleare, tra cui Ansaldo Meccanico Nucleare (1966) e NIRA (1972) e ben presto Ansaldo divenne l’unico polo manifatturiero e impiantistico italiano nel settore.

La nascita di Aeritalia

Alla fine degli anni Sessanta il Governo italiano decise di lanciare un ambizioso progetto: dar vita a una grande impresa con una funzione trainante nel settore aeronautico e spaziale, con elevato contenuto tecnologico e significative prospettive di crescita. Per concretizzare questo disegno nel 1969 FIAT e Finmeccanica concentrarono le loro migliori risorse nel settore e diedero vita a un complesso industriale importante (8.000 persone) seppur ancora piccolo rispetto ai grandi operatori internazionali e troppo legato al settore militare (che alimentava allora il 90% del fatturato). L'azienda nasceva dalla fusione di Aerfer e della Divisione Aviazione della FIAT, alla quale si aggiunsero qualche anno dopo la Divisione Spazio e le attività avioniche della Salmoiraghi. L’Aeritalia riuscì nell’intento di costruire una strategia unitaria e dare una prospettiva di crescita ad aziende diverse e non pienamente sinergiche tra loro, seppur dotate di tecnologie e tradizioni industriali importanti: ben presto divenne un’impresa strategica per il sistema Italia, con una funzione trainante per l’economia nazionale, competitiva a livello globale, anche sul piano dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo. Le attività spaziavano a tutto campo nel settore aerospaziale: aerei da combattimento, velivoli da trasporto civili e militari, aerostrutture, sistemi avionici, equipaggiamenti, motori avio, teleguidati, satelliti e sistemi spaziali.

 

Per saperne di più

 

 

Anno Azienda ceduta Acquirente
1958 Aghi Zebra San Giorgio Torrington
1960 OMSSA Sofis
1961 Fotomeccanica Privati
1963 Ates STET
1968 Avis EFIM
1968 Omeca EFIM
1968 Aerfer Pozzuoli EFIM
1968 Omfp EFIM
1968 Wayne Italiana Privati
1969 Sbe Cogne
1969 Delta Smi
1970 Sant’Eustacchio Finsider
1970 Elsag STET
1970 Selenia STET
1971 Nuova San Giorgio Simates
1971 Sofer Efim
1973 Nui Cogne
1973 OTO Melara Efim

L’Aeritalia era la più giovane delle aziende del Gruppo, ma le sue radici affondavano nella storia stessa dell’aviazione italiana. Faceva infatti confluire sotto un unico denominatore culture industriali diverse che dall’inizio del secolo, dal nord al sud della penisola, avevano sviluppato una tradizione aeronautica importante, tramite la costruzione di svariati modelli di velivoli al servizio dell’Aeronautica militare e, dopo le due guerre, con accordi anche di livello internazionale nel settore delle revisioni e delle aerostrutture per aerei commerciali. L’Aerfer - Industrie Aerospaziali Meridionali, era nata nel 1956 allo scopo di raggruppare le attività aeronautiche del polo aeronautico campano. Raccoglieva l’eredità dell’IMAM (Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali) le cui origini si ricollegavano alle Officine Ferroviarie Meridionali che già dal 1916 avevano avviato a Napoli le prime produzioni aeronautiche, con la produzione su licenza Fokker, dello storico biplano Romeo Ro.1, sotto la direzione dell’ingegnere progettista Nicola Romeo. Dopo l’ingresso nel gruppo Finmeccanica alla fine degli anni Cinquanta, l’Aerfer si era specializzata nel segmento delle aerostrutture e delle revisioni in qualità di fornitore della Fiat Aviazione. Ma soprattutto, nel corso degli anni Sessanta, aveva stretto accordi di fornitura con i grandi produttori per la realizzazione di componenti per aerei di linea, a partire dalle famiglie Douglas DC-9 e DC-10, alle quali si aggiunsero in seguito gli MD-80 della Mc Donnell Douglas. La Divisione Aviazione della FIAT era, nel 1969, il maggiore polo aeronautico privato italiano e anch’essa vantava una lunga tradizione, risalente alla fondazione a Torino, nel 1916, della Società Italiana Aviazione nella quale la FIAT aveva fatto confluire tutte le proprie attività aeronautiche e che avrebbe fatto in seguito da polo di aggregazione di altri storici costruttori aeronautici operanti nell’area torinese (come la Fabbrica Aeroplani Ing. O. Pomilio fondata nel 1916, le attività aeronautiche dell’Ansaldo e Avio, attiva nei motori aeronautici dal 1908). FIAT portava in dote diversi programmi aeronautici, come il caccia F-104 e il caccia tattico leggero G-91, oltre a una serie di avviate collaborazioni ai primi programmi spaziali europei: volo umano nello spazio, satelliti scientifici e per telecomunicazioni. La Salmoiraghi, infine, era un’azienda di Milano che faceva parte del gruppo Finmeccanica sin dalla sua costituzione, anche se la sua origine risaliva al 1864 quando aveva iniziato la produzione di strumentazione ottica e di misura, allargando in seguito l’attività alla produzione di strumentazioni aeronautiche e di equipaggiamenti elettromeccanici e ottici.

Sin dagli esordi l’Aeritalia legò il proprio nome a programmi che avrebbero scritto la storia dell’aeronautica. Già nel luglio 1970, a neanche un anno dalla sua costituzione, Aeritalia portava in volo il prototipo del G-222, lo storico aereo da trasporto tattico al quale già lavoravano congiuntamente FIAT e Aerfer e che avrebbe conosciuto un grande successo internazionale nei teatri operativi di tutto il mondo e padre dell’attuale C-27J. Altri programmi, che Aeritalia aveva ereditato e che avrebbe sviluppato con successo, erano il caccia F-104 Starfighter, sviluppato dalla FIAT su licenza Lokcheed e il G-91, il caccia tattico leggero della FIAT che dal 1963, nella versione addestratore, sarebbe stato adottato dalle Frecce Tricolori e precursore dell’attuale MB-339. Competenze aeronautiche di altissimo livello e che raccoglievano il frutto della tradizione pionieristica dei costruttori aeronautici italiani che, fin dai primi anni del secolo, avevano legato il proprio nome a velivoli protagonisti di grandi imprese, voli celebri e record. Come l’Ansaldo SVA, tra i primi aerei di concezione e costruzione interamente italiana e divenuto leggendario tra i piloti per avere effettuato alcuni voli memorabili, primo fra tutti quello su Vienna, il 9 Agosto del 1918, compiuto dagli SVA della 87^ Squadriglia “Serenissima” al comando di Gabriele D’Annunzio, che invitava l’Austria alla resa. O come l’Aerfer Sagittario primo supersonico italiano nel 1956, o il Macchi MC.72, detentore del primato mondiale di velocità nel 1934.

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