Gli orti spaziali

Gli orti spaziali

È possibile coltivare piante nello spazio? La risposta, seppur fantascientifica, è affermativa.

 

Fornire agli astronauti le migliori condizioni di permanenza nelle navicelle spaziali durante le missioni di lunga durata. A questo punta Recyclab, il laboratorio tecnologico dedicato alla ricerca ospitato nello stabilimento torinese di Thales Alenia Space Italia, nato per mettere a punto tecniche per la generazione e il riciclo di cibo e acqua direttamente in orbita e in assenza di gravità.

 

Oggi le provviste alimentari vengono spedite agli astronauti dalla Terra, all’occorrenza; ma quando le missioni di esplorazione spaziale più impegnative, come quelle che riguarderanno la Luna o Marte (che potranno durare anche diversi anni) prenderanno il via, allora sarà impossibile inviare in orbita tutto ciò di cui gli scienziati avranno bisogno per la loro permanenza nello spazio. Toccherà a loro stessi produrre le sostanze necessarie alla propria sopravvivenza e alle migliori condizioni possibili.

 

Thales Alenia Space studia già da anni i metodi di approvvigionamento alimentare. La sorpresa è che, anche in orbita, le parole d’ordine sono due: natura e riciclo. In missione, infatti, una volta terminate le scorte iniziali di cibo, sarà necessario produrre alimenti attraverso il riciclo dei rifiuti e la coltivazione di particolari specie vegetali e batteriche.

 

 

 

Recyclab sta lavorando da alcuni anni a EDEN, una mini-serra spaziale, grande quanto un frigorifero, in cui i ricercatori sono riusciti a far crescere piantine di lattuga su un substrato che simula il suolo marziano. Il piccolo orto, illuminato da luci LED rosse e blu che utilizzano e riproducono le frequenze necessarie per la crescita ottimale delle piante agevolandone il processo naturale della fotosintesi, trae anidride carbonica dall’ambiente circostante e impiega acqua ottenuta condensando l’umidità dell’aria di cabina. Infatti, oltre alla produzione autonoma di cibo gli altri due obiettivi del progetto sono il rinnovo dell'ossigeno e la purificazione dell'acqua, che viene effettuata grazie all'assorbimento da parte delle radici e la traspirazione delle foglie.

 

 

Nell’ ambizioso cammino di sviluppo verso la ISS (International Space Station), EDEN farà tappa in Antartide, ambiente estremo che permetterà di replicare a terra condizioni operative estreme e per alcuni aspetti simili a quelle spaziali. E` questo l’obiettivo del nuovo progetto EDEN-ISS, finanziato dalla Commissione europea, che vede un’importante partecipazione Italiana sia industriale che scientifica, con il  coordinamento dell’Agenzia Spaziale Tedesca DLR di Brema.

 

Secondo gli ingegneri dell’unità “Life Support & Habitat” di Thales Alenia Space dedicati alla realizzazione del prototipo, la base in Antartide permetterà di ricostruire fedelmente l’ambiente biologico isolato e a stretto contatto con l’uomo, tipico di una stazione spaziale, testando così la capacità di produrre alimenti di qualità in condizioni limite e studiando inconvenienti e difficoltà di gestione, come ad esempio il controllo della pulizia. Dobbiamo infatti immaginare che l’orto, anche se nello spazio e coltivato “fuori-suolo” non sarà certo un ambiente sterile e occorrerà riuscire a conciliarne la praticità d’uso con gli alti standard di sicurezza richiesti nei sistemi spaziali.

 

Queste ricerche così avanzate messe a punto per la coltivazione in ambienti estremi, possono essere di grande aiuto anche sulla Terra, per migliorare il rendimento e ridurre l'impatto ambientale delle colture in serra, sempre più diffuse, con un più efficiente consumo di luce, acqua e scarti. Lo spazio è un ambiente con risorse limitate dove ogni grammo è prezioso.

 

 

Ma non è tutto. La piccola serra trasportabile in orbita avrà infatti anche un altro merito: ospitare la vita che cresce e svolgere, per questo, una fondamentale funzione di sostegno psicologico per chi è impegnato in missioni di lunga durata lontano da casa.

Roma 04/03/2015